Andrea Caracciolo, l’Airone che non vuole smettere di volare




Caracciolo Brescia




 

Nell'immaginario comune per poter volare occorre essere leggeri, veloci, agili. Ma spesso ci si dimentica che si può volare, e senza alcun problema, anche se si è grandi, forti, possenti. È questo il caso di Andrea Caracciolo, che per scelta o meno, ha trovato il suo nido preferito in quel di Brescia.

Il giocatore - Un'altezza che segna 1,94, 83 chili di peso e un fisico imponente non possono essere le caratteristiche di un passerotto. Infatti la sua esultanza non aveva un nome preciso, quel muovere le braccia come ali in volo, non era fatta pensando a un volatile preciso, ma osservandolo non poteva essere altro che un uccello maestoso, contemporaneamente però pacato, sereno, non indomabile (se non nell'area avversaria). Quindi eccolo, "l'Airone". Che vola alto, come Andrea d'altronde, che ha fatto del colpo di testa una delle frecce al suo arco, anche se non gli dispiace giocare con i piedi disponendo di una buona tecnica, soprattutto con il destro. Ama giocare anche spalle alla porta per far salire la squadra, facendo reparto da solo senza alcun problema. Un tratto da rapace però lo ha eccome: l'istinto del predatore, il fiuto del goal. Non a caso è il giocatore che nella storia della Serie B ha segnato di più con la stessa maglia (118 reti) e il miglior marcatore della storia del Brescia (165).

 




Tanti lidi, ma un solo nido - Se si pronuncia il nome Caracciolo, nel 99,8% dei casi la seconda parola che viene da associargli è "Brescia". Ma nel corso della sua carriera, Andrea ha girato molto: inizia a 9 anni nelle giovanili di Milan, Solbiatese e Alcione, prima di cominciare a giocare in prima squadra al Sancolombano, in Serie D. Poi rapidi salti di categoria in un anno e mezzo, prima al Como e poi alla Pro Vercelli, rispettivamente in C2 e C1. Dopodiché arriva la prima chiamata dal Brescia, nel 2001, dove esordisce ventenne in Serie A con Mazzone, ma dopo un solo anno di permanenza viene ingaggiato dal Perugia. Una stagione non esaltante lo riporta a Brescia, dove sembra arrivare la consacrazione: dal 2003 al 2005 totalizza 65 presenze e 24 reti, e infatti se ne accorge il Palermo in A. Ma davanti in quegli anni il titolare è un certo Amauri, e Caracciolo troverà spazio solo dopo un infortunio dell'italo-brasiliano. Quindi pochi mesi alla Samp, più che altro da riserva ai gemelli Cassano-Pazzini, quindi decide di tornare alla "alma mater" Brescia. 3 anni con 58 goal all'attivo, così diventa definitivamente l'idolo dei tifosi delle Rondinelle. Altre due parentesi, al Genoa e al Novara, non sono esaltanti e quindi dove andare se non a casa? Ritorno definitivo a Brescia nel 2012, dove ancora oggi emoziona i tifosi che, si può dire senza remore, sono diventati la sua famiglia.

Volare, volare, volare – A 35 anni Caracciolo ancora non vuole smettere di volare con la maglia del Brescia. D'altronde, Airone e Rondinelle hanno scritto nel loro destino che volare insieme è più che naturale.

a cura di ANTONIO DE PAOLA

POTREBBE INTERESSARTI ↓

CALCIOMERCATO: LE ULTIME

LE BELLE DELLA B: LE FOTO

FOCUS ULTIMA GIORNATA

TOP PLAYER DI B 2016/2017

 

Web TV