Le apparecchiature sono illegali per lo 0,18% e questo dovrebbe spaventare?

Gioco




 

 

Si vuole provare ad essere obbiettivi ed a guardare, quindi, con un occhio molto severo i dati che provengono da una nota di aggiornamento al Def -approvata dal Consiglio dei Ministri- dalla quale risultano dati alquanto significativi relativi al mondo del gioco d'azzardo. Ma qui, ora, si vuole riferire quanto contenuto in questa “nota di aggiornamento”, non solo per dovere di “cronaca” ma anche per esteriorizzare dati certi (visto che provengono dall'Esecutivo) che, una volta tanto, vengono resi pubblici e che in fondo in fondo non appaiono essere poi così disastrosi e “criminali” come a volte si “vuole” far arrivare all'opinione pubblica.

Sono alcuni i dati significativi che riguardano il gioco d'azzardo ed i casino online: primo, il settore ludico presenta un profilo di evasione fiscale di irrisoria incidenza: solo 30 milioni l'importo complessivo tra sanzioni amministrative e maggiori imposte accertate che dovrebbero essere a carico di un circuito che fattura circa 8-9 miliardi di euro, percentuale 0,25%; secondo, gli apparecchi sequestrati nel corso di controlli, circa 27mila, mirati solo alla conformità strutturale e di funzionamento, sono stati 710, una percentuale del 0,18% del parco Awp nazionale; terzo, è stata espressa una forte preoccupazione per quanto riguarda il gioco organizzato dalla criminalità in forme completamente illegali, ovvero tramite totem e piattaforme online.




Questa è la fotografia che si dà del mondo del gioco che individua nelle apparecchiature da intrattenimento un “baluardo pubblico” sia per la finanza dello Stato che per la prevenzione ed il contrasto del gioco illecito. Bisogna dire che il settore conta solo di una percentuale di criticità pari “allo zero virgola” ed è una cifra veramente “irrisoria”, mentre quello che “passa all'opinione pubblica” è che il settore del gioco sia in completo “degrado legale”: ma così sembrerebbe proprio non essere.

Oltre che da un punto di vista economico, e quindi di estrema utilità per il bilancio dello Stato, non bisogna dimenticare il valore del settore ludico per quanto concerne l'occupazione, ed anche occupazione stabile: risulta essere estremamente elevato questo valore visto che nessun altro bacino di fatturato di pari entità può esprimere un riflesso occupazionale di decine di migliaia di addetti sia diretti che indiretti. Solo, forse, il turismo può fornire indici simili e competere, benchè le centinaia di miglia di addetti a questo settore sino sempre più precari e, certamente, non portatori di contratto di lavoro a tempo intedeterminato.

Un punto che bisognerebbe sottolineare è che il settore ludico sembrerebbe non essere compatibile con la legislazione di tredici Regioni che sono addirittura in contenzioso con lo Stato sotto tantissimi aspetti, dall'Ici all'Imu, dai rifiuti alle quote latte e sino all'accordo sul riordino, intervento tra Governo ed Enti, non sembrava potesse esistere un sistema per far accettare ai territori l'unica industria che “sgarra” con una percentuale di 'zero virgola' che, nei tempi di emergenza finanziaria in cui si vive, significa evitare probabilmente l'aumento dell'IVA.

Cosa cambierà in queste leggi regionali dopo l'intesa ancora ad oggi non è dato sapere, ma le “sensazioni” che si possono percepire non sono delle migliori, nonostante il “personale” l'impegno del mondo del gioco d'azzardo. Si potrebbe anche filosofeggiare con queste percezioni, posto invece che si possa ben comprendere cosa potrebbe significare “affossare” questo settore, ma chi amministra un Paese come il nostro che ha uno dei debiti pubblici più alti al Mondo, sicuramente non lo può fare.

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