BSTORY – Miracolo Camolese e il Torino scatenato del 2001

Torino Serie B




La stagione 2000/2001 resterà incisa nelle menti dei tifosi granata come una delle annate più incredibili. In quella precedente il Torino retrocesse e non andò meglio ai cugini juventini che persero lo scudetto nel famigerato "pantano di Perugia". Si ripartì dalla serie cadetta; un vate come Emiliano Mondonico venne sostituito da un altro personaggio sacro, Gigi Simoni. Alla presentazione di fine luglio della squadra a Cogne, nonostante la fresca retrocessione, quindicimila sostenitori riempirono la piazza, con una voglia matta di ripartire. 

INIZIO SHOCK-  L'inizio però è traumatico. Nelle prime otto giornate Simoni raccoglie il misero bottino di 9 punti, in quart'ultima posizione, facendo aleggiare nelle menti dei tifosi granata (noti per la loro duttilità alla sofferenza) i primi spettri della serie C. Per giunta regna l'incertezza più totale dal punto di vista societario: in un paio di mesi sono cambiati due presidenti, due amministratori delegati, due responsabili di mercato. Dopo la fatale sconfitta a Piacenza fuori Gigi Simoni dentro Giampiero Camolese, l'allenatore della "primavera". Una mossa che lascia presagire ad una stagione precocemente "bruciata", con un allenatore già stipendiato chiamato a traghettare il Toro all'annata successiva.




CAMOLESE CUORE TORO - I  primi risultati non sono fantastici ma dalla 14esima alla 21esima il Toro inanella un filotto di otto vittorie consecutive, superando addirittura il record di sette del Grande Torino. L'ambiente è stato scosso. La cessione di Ferrante all'Inter (un mito da queste parti) passa addirittura in sordina. Una squadra operaia, senza un vero e proprio punti di riferimento, ma con una serie di leader in grado di incarnare il sacrificio e lo spirito granata: Bucci, un nome, una garanzia. Galante, ripescato da Camola dopo l'emarginazione di Simoni. Asta, il capitano. De Ascentis, cuore e polmoni. Maspero, talento ricordato ancora oggi per le sue opere di giardinaggio al Delle Alpi (il pallone di Salas lo stanno ancora cercando ora). Artistico e la sua classe. Ferrante, il bomber idolo, 15 presenze 8 gol nella prima parte di stagione. Senza dimenticare Schwoch, Pinga, Tricarico, Semioli, Sommese, Scarchilli.

Il risultato è incredibile, il Torino realizzerà a fine anno 73 punti (record fino a quel momento), 58 in 28 partite dall'avvento di Camolese. Dal quartultimo posto al primo. Promozione festeggiata con due giornate d'anticipo.Torino si colorò di granata, nell'augurio di non dover più afforntare il purgatorio della B. Il Toro di Camola però doveva ancora stupire; l'anno dopo, da neopromossa, centrò l'Intertoto ritornando in Europa 10 anni dopo la "sedia di Mondonico". Il legame però non terminò nel migliore dei modi; Camolese era nel cuore dei tifosi ma non in quello della società, in uno dei sodalizi più controversi del calcio italiano.

a cura di PAOLO GUGLIELMI

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